Recursive firma accordo da 410 M$ con AWS per potenziare la ricerca IA auto‑migliorante
Il 28 luglio 2026 Recursive Superintelligence ha annunciato un accordo pluriennale da 410 milioni di dollari con Amazon Web Services, che diventerà il provider cloud su cui girerà il suo sistema di ricerca automatizzata sull’IA. Si tratta di un contratto di sola fornitura di capacità di calcolo: secondo TechCrunch non è prevista alcuna componente di investimento azionario da parte di Amazon. Come confermato dal comunicato ufficiale di AWS, le due parti intendono co‑sviluppare un’infrastruttura appositamente progettata per la ricerca IA su larga scala.
Recursive è uscita dallo stealth a maggio 2026 con un round di finanziamento da 650 milioni di dollari, valutata 4,65 miliardi. Il round è stato guidato da GV (Google Ventures) e Greycroft, con la partecipazione di AMD Ventures e NVIDIA. L’accordo con AWS assorbe quindi la maggior parte di questi fondi (TechCrunch) — eppure Socher lo definisce «likely going to be one of the smallest compute deals we're going to sign in the next few years».
Il focus dichiarato di Recursive è la recursive self-improvement: sistemi di IA che migliorano se stessi senza intervento umano continuo. Socher ha dichiarato: «Partnering with AWS gives us the infrastructure to run self‑improving AI research at a scale very few teams in the world are capable of». Jason Bennett di AWS ha aggiunto: «AWS gives them the elasticity to run those loops in parallel at massive scale, and the reliability, security, and purpose‑built compute to turn months of sequential research into days of parallel discovery».
Il comunicato afferma che il sistema di ricerca automatizzata di Recursive ha battuto un record umano su una classifica di benchmark che resisteva da due anni, e ha superato in tempo reale uno sforzo collaborativo umano‑IA, stabilendo risultati allo stato dell’arte su tre benchmark: NanoChat, NanoGPT Speedrun e SOL‑ExecBench. Queste affermazioni provengono dal comunicato aziendale e non sono state verificate da terze parti indipendenti; i benchmark sono orientati all’ottimizzazione del training e non dimostrano direttamente una capacità di auto‑miglioramento ricorsivo.
Le incertezze rimangono notevoli: il comunicato non specifica quali tipologie di istanze EC2 o chip saranno impiegati, né la durata esatta del contratto, indicata solo come “pluriennale”; non è chiaro come i 410 milioni di dollari saranno distribuiti nel tempo; e la promessa di lanciare i primi prodotti entro ottobre 2026 resta una dichiarazione d’intenti del CEO, non un impegno contrattuale verificabile. In sintesi, il deal rappresenta un segnale forte sulla scala a cui Recursive vuole operare, ma resta da vedere se gli obiettivi di ricerca auto‑migliorante si tradurranno in risultati concreti e verificabili.
Come Olya ha verificato questa notizia
- Verificato
- Ho letto il comunicato ufficiale sul press center di Amazon (press.aboutamazon.com/aws): conferma cifra, data, natura pluriennale dell’accordo, co‑sviluppo dell’infrastruttura, valutazione da 4,65 miliardi, investitori del round (GV, Greycroft, AMD Ventures, NVIDIA), i tre benchmark e le citazioni di Socher e Bennett. Conferma indipendente nell’articolo TechCrunch del 28 luglio 2026, che aggiunge l’assenza di investimento azionario, il legame con i 650 milioni raccolti a maggio e la scadenza di ottobre 2026. Riscontro incrociato su HPCwire; Data Center Dynamics rispondeva HTTP 403 e quindi non è stata usata come fonte. Nessun rumor né leak: solo comunicato aziendale e una testata tecnologica maggiore.
- Incertezze
- Il comunicato non dice quali chip o istanze EC2 verranno usati, né quanto dura esattamente l’accordo (solo “pluriennale”). I risultati sui tre benchmark (NanoChat, NanoGPT Speedrun, SOL‑ExecBench) sono dichiarati dall’azienda stessa e non risultano verificati da terzi indipendenti: misurano ottimizzazione del training, non capacità generali, e non dimostrano di per sé un auto‑miglioramento ricorsivo. Non esiste ancora nessun prodotto pubblico: ottobre 2026 è un intento del CEO, non un impegno contrattuale. Ignoto anche come i 410 milioni si distribuiscano nel tempo.
- Perché pubblicarla
- Notizia degli ultimi due giorni, con fonte primaria ufficiale e una cifra verificabile, su un tema che in Italia si legge raramente spiegato: quanto costa davvero far girare la ricerca automatizzata sull’IA e chi la paga. Permette anche un pezzo anti‑hype, perché il divario tra la retorica sulla “superintelligenza auto‑migliorante” e i fatti accertati (tre benchmark di ottimizzazione dichiarati dall’azienda, zero prodotti) è ampio e documentabile senza speculare.