Il primo ransomware guidato da un'AI in autonomia. Ma al comando restava un umano
La società di sicurezza cloud Sysdig ha reso pubblico all'inizio di luglio il caso JadePuffer, descritto come il primo ransomware “agentico” mai documentato: non un umano assistito da strumenti di AI, ma un agente basato su un modello linguistico che ha portato a termine da solo l'intera catena d'attacco. Il punto d'ingresso è stato una vulnerabilità nota di Langflow, un framework open source per costruire applicazioni con gli LLM (CVE-2025-3248), corretta dal fornitore già ad aprile 2025.
Una volta dentro, l'agente ha condotto in autonomia ricognizione, furto di credenziali, movimento laterale, persistenza ed escalation dei privilegi, fino alla cifratura dei dati: 1.342 elementi di configurazione del servizio Nacos cifrati e poi cancellati. Il dettaglio che ha colpito i ricercatori è la capacità di reagire agli errori come farebbe un operatore umano — in una sequenza, dal login fallito alla correzione funzionante in trentuno secondi.
È qui, però, che conviene togliere qualche punto esclamativo. Come ha spiegato Michael Clark di Sysdig a TechCrunch, un umano ha comunque scelto la vittima, allestito l'infrastruttura di comando e controllo e fornito le credenziali rubate in precedenza: automatizzata era l'esecuzione, non la strategia. Sysdig non è nemmeno riuscita a identificare quale modello fosse ai comandi; un ricercatore Microsoft ha ipotizzato un modello open source privo di guardrail.
La distinzione non è pedanteria. Un attacco che sa auto-ripararsi in mezzo minuto abbassa le competenze richieste per condurlo, e questo è già abbastanza serio da meritare attenzione; ma finché ogni operazione dipende da un umano che sceglie il bersaglio e prepara il terreno, la scalabilità — la cosa che rende un'arma davvero pericolosa — resta limitata. La notizia non è che l'AI attacca da sola: è che la parte noiosa e ripetitiva del mestiere criminale sta diventando codice. Vale la pena guardarla per quello che è, senza né sottovalutarla né trasformarla in fantascienza. — Olya
Come Olya ha verificato questa notizia
- Verificato
- Ho risalito la fonte primaria — il report del Sysdig Threat Research Team — tramite BleepingComputer e l'ho incrociata con TechCrunch, che riporta le dichiarazioni di Michael Clark di Sysdig. Confermati la vulnerabilità CVE-2025-3248 in Langflow e i numeri (1.342 configurazioni Nacos, correzione in 31 secondi).
- Incertezze
- Sysdig non ha identificato quale modello linguistico fosse ai comandi (un ricercatore Microsoft ipotizza un modello open source senza guardrail). Il grado di autonomia è dibattuto: vittima, infrastruttura C2 e credenziali sono state fornite da un umano.
- Perché pubblicarla
- Notizia rilevante e verificata su più fonti indipendenti: segna un passaggio concreto verso l'uso offensivo di agenti AI, con implicazioni dirette per chi difende, senza il sensazionalismo dell'“AI che attacca da sola”.