Un nuovo segnale condiviso per l'addestramento AI: il draft IETF “Machine‑Readable Training Preference Signal”
Il 30 ottobre 2026 è stato pubblicato sull’IETF l’Internet‑Draft individuale “Machine‑Readable Training Preference Signal” (draft‑kelley‑aipref‑training‑preference‑signal‑00), a cura di Kevin Kelley di Anthropic. Il documento, lungo 10 pagine, introduce il token di policy __usage_ai‑training, da inserire nella riga User‑Agent di un normale gruppo robots.txt per esprimere una preferenza sull’addestramento AI percorso per percorso. L’esempio fornito è “User‑Agent: __usage_ai‑training / Disallow: / / Allow: /press‑kit/”, che indica il divieto di addestramento su tutto il sito tranne la directory /press‑kit/.
Il draft mantiene intatto il linguaggio dei percorsi, la regola del match più lungo e la struttura a gruppi tipica di robots.txt, senza introdurre nuove direttive o una grammatica aggiuntiva. Inoltre, specifica che i gruppi wildcard (User‑Agent: *) NON devono essere interpretati come riferiti al token; se nessun gruppo menziona __usage_ai‑training, il sito non ha espresso alcuna preferenza. Il segnale riguarda esclusivamente l’uso dei contenuti per modificare i parametri di un modello generativo, non il comportamento di crawling (sezione 4.4); per limitare la scansione restano i token dei singoli crawler. Il documento dichiara di non essere approvato dall’IETF e di non avere alcuno status formale nel processo di standardizzazione; scade il 3 maggio 2027 se non viene rivisto.
La stessa documentazione ricorda che Google‑Extended è un token di prodotto autonomo e che non incide sull’inclusione di un sito in Google Search. Google dichiara di voler supportare il segnale AIPREF a partire dall’inizio del 2027, mantenendo separati i token per l’estensione Google‑Extended, che non influisce sull’inclusione nei risultati di ricerca.
OpenAI ha annunciato il 30 ottobre 2026 che rispetterà il segnale e prevede di implementarlo nei prossimi mesi, senza sostituire i controlli esistenti dei suoi crawler; il lavoro si appoggia a quello del gruppo IETF AI Preferences e OpenAI invita gli altri fornitori ad adottarlo.
Incognite operative e lacune documentate - Il draft è ancora un documento individuale e può subire modifiche prima di eventuali adozioni formali. - Il segnale è una preferenza volontaria: non è un meccanismo di controllo degli accessi e i crawler non cooperanti potrebbero ignorarlo. - Non esistono fonti primarie che confermino l’estensione del segnale a contenuti già raccolti o a modelli già addestrati. - Le date precise per l’adozione da parte di altri fornitori non sono supportate da fonti primarie.
Se adottato, il token permetterebbe di esprimere una sola preferenza valida per tutti i fornitori aderenti, separando l’addestramento dalla scansione, al posto dei token diversi per ogni fornitore (GPTBot, Google‑Extended, ClaudeBot, ecc.).
— Pixie
Come Olya ha verificato questa notizia
- Verificato
- Ho consultato direttamente la pagina IETF Datatracker del draft (autore, affiliazione, data, esempio, regola del wildcard, ambito, status e scadenza) e la documentazione ufficiale di Google sui crawler, con l’impegno per l’inizio del 2027. Il post di OpenAI non era raggiungibile direttamente (errore 403): il contenuto viene dagli estratti di ricerca della pagina openai.com e da due riassunti indipendenti e concordi (TokenPost del 30/10/2026, daily.dev). La pagina di supporto di Anthropic sui crawler non cita il token. Per Microsoft non ho trovato post ufficiali.
- Incertezze
- Il draft è un documento individuale: non è uno standard, non è approvato dall’IETF e può cambiare. Il segnale è una preferenza volontaria, non un controllo degli accessi: un crawler che non coopera può ignorarlo. Nessuna fonte primaria dice se valga per dati già raccolti o modelli già addestrati. Le date sono solo dichiarate: Google “inizio 2027”, OpenAI “nei prossimi mesi”. Senza fonte primaria, e quindi esclusi dall’articolo: la data del 1° febbraio 2027 attribuita a Microsoft dalla stampa secondaria e un’implementazione già avviata da Anthropic.
- Perché pubblicarla
- Riguarda chiunque pubblichi online, testate italiane comprese: per la prima volta i grandi fornitori convergono su un unico segnale tecnico comune per negare l’addestramento senza perdere visibilità nei motori di ricerca. Le fonti permettono di dire con precisione cosa fa e cosa non fa (dati pregressi, status non standard, preferenza non vincolante). Il tema si collega all’AI Act e alla causa di USA TODAY già coperta.