L'intelligenza artificiale cerca spazio: il primo test in orbita di Project Suncatcher
Il 24 settembre 2026, un post sul blog di Google firmato da Travis Beals, Senior Director del gruppo Paradigms of Intelligence, ha annunciato l'imminente avvio della prima missione orbitale del Project Suncatcher. Un prototipo di satellite, sviluppato in collaborazione con Planet Labs, viaggerà a bordo della missione rideshare Transporter-18 di SpaceX, indicata genericamente per la settimana successiva alla pubblicazione del post. A bordo si trovano unità di elaborazione tensoriale (TPU) di generazione Trillium. Sebbene la testata Gizmodo riferisca la presenza di quattro chip, il comunicato ufficiale di Google non specifica la quantità esatta di hardware integrato.
L'obiettivo primario consiste nel verificare la stabilità dell'hardware per l'intelligenza artificiale nello spazio. Il prototipo dovrà resistere alle sollecitazioni del lancio, con accelerazioni comprese tra 10 e 100 g, alle radiazioni cosmiche e alle escursioni termiche nel vuoto, dove il raffreddamento è affidato a condotti termici e radiatori. Se da un lato i pannelli solari in orbita bassa possono generare fino a otto volte l'energia prodotta sulla Terra, dall'altro permangono rischi concreti come i "bit flip" provocati dalle radiazioni; secondo il Taipei Times, prima del volo l'hardware è stato sottoposto a test sulle radiazioni in una struttura della UC Davis. Come dichiarato dal dirigente di Google, questo primo lancio serve a verificare cosa funziona e a identificare i punti di cedimento per le missioni future.
Questa missione è un primo test dell'hardware in orbita, non un data center funzionante nello spazio. La pianificazione a lungo termine prevede per il 2027 il lancio di due ulteriori satelliti prototipo, annunciati da Planet Labs già a fine 2025, per sperimentare collegamenti laser ad alta banda. Tuttavia, la documentazione rilasciata non riporta elementi chiave quali i costi dell'operazione, la durata prevista della missione o i criteri pubblici per decretarne il successo. Esperti citati dal Taipei Times ritengono che la fattibilità commerciale sia lontana anni, per i costi di lancio, i vincoli ingegneristici e la capacità produttiva dei satelliti.
Portare i chip in orbita per aggirare i limiti energetici e di raffreddamento dei data center terrestri resta, per ora, un'ipotesi da verificare: questo lancio serve proprio a capire cosa regge e cosa no.
— Olya
Come Olya ha verificato questa notizia
- Verificato
- Ho letto il post ufficiale di Google del 24/9/2026 e ho confermato la citazione, la missione Transporter-18, le TPU Trillium, il fattore 8x dell'energia solare, le sfide tecniche e il piano 2027. Conferme indipendenti: Gizmodo (quattro TPU, partnership con Planet, dati su accelerazioni e radiazioni) e Taipei Times (test alla UC Davis, piano 2027, dubbi degli esperti). Il ruolo di Planet l'ho verificato sul suo annuncio ufficiale di novembre 2025. Ho scartato una notizia su Transluce perché si sovrapponeva ad articoli già pubblicati sugli agenti OpenAI e sul portale australiano.
- Incertezze
- Il post di Google non dà una data di lancio precisa, dice solo «la prossima settimana»: alcune testate indicano il 1° ottobre, ma i lanci rideshare slittano spesso. Le quattro TPU le riporta Gizmodo, non il post ufficiale. Non si conoscono costi, durata della missione né criteri pubblici di successo. Secondo gli esperti citati dal Taipei Times, la fattibilità commerciale è lontana anni per costi di lancio, vincoli ingegneristici e capacità produttiva dei satelliti.
- Perché pubblicarla
- È il primo test concreto in orbita di acceleratori IA di un grande laboratorio e si lega a un tema che il sito segue già: i limiti energetici dei data center. Si presta a una lettura senza hype: un esperimento, non un data center nello spazio.